../index.html Wed, 22 Jul 2026 12:17:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.27 UNA STORIA FATTA DI TANTE STORIE. VI RACCONTIAMO L’ARTIGIANALITA’ CHE NUTRE IL CUORE ../una-storia-fatta-di-tante-storie-vi-raccontiamo-lartigianalita-che-nutre-il-cuore/index.html Tue, 13 Jun 2023 12:56:54 +0000 ../index.html Siamo emozionati nel condividere con voi una nuova fase nella comunicazione del nostro storico pastificio. Vogliamo aprirvi le porte del nostro mondo raccontarvi quel che nasce dal cuore stesso della nostra azienda. Non vogliamo solo rivivere il passato, ma desideriamo condividere con voi l'essenza del nostro quotidiano.    Vi porteremo nel nostro lavoro, vi racconteremo come lo facciamo, con la Continue Reading

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Siamo emozionati nel condividere con voi una nuova fase nella comunicazione del nostro storico pastificio. Vogliamo aprirvi le porte del nostro mondo raccontarvi quel che nasce dal cuore stesso della nostra azienda. Non vogliamo solo rivivere il passato, ma desideriamo condividere con voi l'essenza del nostro quotidiano.

  

Vi porteremo nel nostro lavoro, vi racconteremo come lo facciamo, con la stessa passione e dedizione che ci accompagna dal 1957. Questa è la storia delle nostre trame. Quelle che fa naturalmente la pasta in ogni lavorazione, e ve le mostreremo come si fa con un’opera d’arte. Quelle che ogni giorno ci legano l’uno all’altra in un team di lavoro affiatato.

Per raccontare ogni aspetto del nostro quotidiano abbiamo scelto di immortalare le nostre giornate di lavoro. Catturare ogni fase della produzione e raccontare la quotidianità che anima il nostro pastificio.

Vogliamo mostrarvi il nostro impegno, la leggerezza, la stanchezza e l’entusiasmo. I sorrisi timidi poiché di solito restiamo dietro le quinte, non siamo abituati a comparire se non con il frutto del nostro impegno, che arriva direttamente nelle vostre case e sulle vostre tavole.

È fondamentale per noi trasmettere la passione che mettiamo nella lavorazione della pasta fresca e il costante desiderio di migliorarci. Sentiamo profondamente quanto sia importante raccontare la nostra storia, una storia lunga e affascinante. Questo percorso sarà graduale. Vogliamo farvi entrare nel nostro mondo attraverso lo storytelling sui social, condividendo momenti speciali, curiosità e aneddoti. Speriamo che il nostro nuovo approccio possa piacervi.

Vi invitiamo ad unirvi a noi in questo viaggio emozionante e appassionante.

Siamo pronti per farvi immergere nella nostra storia e farvi sentire parte della nostra grande famiglia.

 

 

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Curiosità sulla crema ../curiosita-sulla-crema/index.html Wed, 13 Feb 2019 12:28:55 +0000 ../index.html Dopo la storia delle olive, non possiamo non parlare di quella della crema fritta, nota anche come “cremini fritti”, nelle Marche. Essi infatti, anche se forse fuori regione sono meno conosciuti delle olive ascolane, hanno origini nella stessa città: Ascoli Piceno. La crema è, in effetti, la “cugina” dell’oliva ascolana. Della storia, però, purtroppo, non sappiamo molto, se non che Continue Reading

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Dopo la storia delle olive, non possiamo non parlare di quella della crema fritta, nota anche come “cremini fritti”, nelle Marche. Essi infatti, anche se forse fuori regione sono meno conosciuti delle olive ascolane, hanno origini nella stessa città: Ascoli Piceno. La crema è, in effetti, la “cugina” dell’oliva ascolana.

Della storia, però, purtroppo, non sappiamo molto, se non che nell’antica Roma si era soliti friggere nell’olio, prodotto che si usa anche attualmente, ma sappiamo di più il “suo presente”.

Considerando comunque, che la crema fritta fa parte del cibo di strada e del recente finger food e a volte è considerata come un antipasto e che la forma può variare dalla cubica a quella a losanga, possiamo dire che è solitamente servita in modo diverso in base alle regioni in cui ci si trova: in Veneto è un dolce tipico del periodo che va da Natale a Carnevale e spesso è servito insieme a un bicchiere di passito; nelle Marche e in Abruzzo è utilizzata come contorno e, anche se rimane comunque dolce, nell’impasto si trova qualche goccia di liquore all’anice. Il suo ruolo è quello di smorzare un po’ il retrogusto amarognolo delle olive fritte, spesso accompagnate insieme ai cremini e ad altre verdure fritte. Anche in Emilia Romagna viene servita come parte integrante del fritto misto, ma è anche accompagnata da dolci fritti a base di ricotta o semolino. In Piemonte e in Liguria, invece, troviamo dei “cugini” della crema fritta e cioè i bocconcini di semolino fritto.

Noi seguiamo la tradizione marchigiana e quindi la proponiamo come contorno insieme alle verdure fritte e la potete trovare nei nostri negozi o nei supermercati!

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La storia delle olive ../la-storia-delle-olive/index.html Sat, 12 Jan 2019 10:12:57 +0000 ../index.html Contrariamente a quanto si pensa, la storia delle olive ascolane inizia dall’antica Roma, dove le olive in salamoia costituivano il pasto di tutti i giorni dei legionari romani, grazie anche alla loro forma e trasportabilità che hanno fatto delle olive un alimento ideale per i viaggi lunghi. Il termine “oliva” deriva dal latino “colymbades”, che deriva dal greco “κολυμβάω”, “nuotare”, Continue Reading

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Contrariamente a quanto si pensa, la storia delle olive ascolane inizia dall’antica Roma, dove le olive in salamoia costituivano il pasto di tutti i giorni dei legionari romani, grazie anche alla loro forma e trasportabilità che hanno fatto delle olive un alimento ideale per i viaggi lunghi.
Il termine “oliva” deriva dal latino “colymbades”, che deriva dal greco “κολυμβάω”, “nuotare”, in quanto la preparazione per le olive in salamoia prevedeva diversi lavaggi.
Anche se nel frattempo molti sono gli scrittori che hanno raccontato la prelibatezza del piatto (da Catone a Papa Sisto V, passando per Varrone, Marziale e Petronio, il quale ci fa sapere che le olive erano presenti sulle tavole di Trimalcione nel suo “Satyricon”).
In realtà, però, le olive ascolane conosciute oggi nascono nel 1800. Leggenda racconta, infatti, che in questi anni i cuochi delle nobili famiglie originarie di Ascoli Piceno inventarono il ripieno con la carne in eccesso, in quanto non si conoscevano i mezzi di conservazione che abbiamo oggi, mentre le olive verdi utilizzate appartengono alla varietà “Ascolana tenera”, del genere “Olea europaea sativa”, conosciuta anche nell’epoca romana e detta anche “Liva da Concia”, “Liva Ascolana” o “Liva di San Francesco”.
Nel 1849 Garibaldi si trovava ad Ascoli e dopo aver assaggiato le olive, ha iniziato a coltivare delle piante di olivo (avute in regalo dal suo amico Candido Augusto Vecchi) a Caprera.
Pochi anni più tardi, nel 1875, l’ingegnere Mariano Mazzocchi iniziò a commercializzare il prodotto, rendendolo così noto anche fuori regione.
Nel 2005 è stato riconosciuto il marchio DOP per le olive ascolane del Piceno.
Noi proponiamo le olive sia nella ricetta classica all’ascolana, che nella versione con il tartufo.

 

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La storia del raviolo ../la-storia-del-raviolo/index.html Fri, 23 Nov 2018 11:21:09 +0000 ../index.html Il raviolo, il quale nome varia a seconda delle regioni (“agnolotti”, “anolini”, ”marubini”, ”tortelli”, ”pansoti” o “pansotti”, “tordelli” o ”turdeli”, “cappellacci”, “ravaioli”, “ravaiuoli” e ancora “maccaruni chini”), è un prodotto tipico della cucina italiana. È un quadrato o tondo di pasta all’uovo ripiegato e contiene un ripieno, che in genere è di ricotta, spinaci e noce moscata (ma in alcune Continue Reading

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Il raviolo, il quale nome varia a seconda delle regioni (“agnolotti”, “anolini”, ”marubini”, ”tortelli”, ”pansoti” o “pansotti”, “tordelli” o ”turdeli”, “cappellacci”, “ravaioli”, “ravaiuoli” e ancora “maccaruni chini”), è un prodotto tipico della cucina italiana. È un quadrato o tondo di pasta all’uovo ripiegato e contiene un ripieno, che in genere è di ricotta, spinaci e noce moscata (ma in alcune regioni del nord Italia anche di carne) e può essere servito sia in brodo che asciutto con l’aggiunta dei sughi.
In alcune regioni, come l’Abruzzo, c’è una variante di ravioli dolci, ripieni di ricotta, zucchero e cannella e conditi con sugo di pomodoro, mentre in Sardegna sono preparati con ricotta, spinaci, buccia di limone e zafferano oppure con patate e menta.
Nella zona di Napoli, invece, vengono chiamati “ravioli capresi” e la preparazione della pasta non prevede l’uso delle uova, che si trovano nel ripieno insieme al formaggio, le spezie (come la maggiorana) e sono conditi anch’essi con una salsa di pomodoro leggera o con ragù napoletano nella versione caprese.
In Liguria vengono serviti in salsa di noci.

Per quanto riguarda la storia del raviolo, invece, ci sono delle ipotesi diverse, a partire dalla nascita fino ad arrivare al nome con il quale oggi lo chiamiamo.
Infatti, sembra che Marco Gavio Apicio, un cuoco romano, inventò una ricetta chiamata anticamente “Patinam apicianam sic facies”, ovvero “Torta di Apicio”, che era simile al raviolo. Secondo gli storici, però, il raviolo poteva essere un sinonimo del tortello (ovvero un ripieno avvolto nella pasta), oppure un impasto a forma di uovo cotto nel brodo.

Anche per quanto riguarda il nome, come dicevamo, ci sono ipotesi diverse: potrebbe derivare da "rabiola", cioè una piccola rapa, oppure da “rovigliolo”, cioè un groviglio, o ancora potrebbe derivare dal nome (appunto, Ravioli) del primo cuoco di Gavi Ligure, paese che apparteneva alla Repubblica di Genova. In effetti, tuttora ci sono residenti nella zona con lo stesso cognome. Il cuoco Ravioli li condì con poca acqua di cottura e vino rosso

Per quanto riguarda l’anno di nascita, sappiamo soltanto che il raviolo è l’unica pasta ripiena di cui oggi abbiamo notizie nei secoli XII e XIII (scritto su “Paesaggio agrario in Liguria”) e inoltre che nel 1100 un colono savonese fornisce al padrone dei pasti a base di ravioli. Proprio Genova inizia a diffondere i ravioli intorno al 1200, con gli scambi che si era soliti fare nelle fiere e arriva a Parma prima della fine del secolo. Anche nel “Decamerone”, Boccaccio ne parla descrivendo le leccornie del Paese della Cuccagna (anno 1300):
"...stava genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e ravioli e cuocerli in brodo di capponi...".

Noi li proponiamo sia sottoforma di ravioli veri e propri (con ripieno di ricotta e spinaci), sia un po’ più grandi (i giganti), o anche con ripieni particolari… tutti da scoprire nei nostri punti vendita!
In foto, trovate i ravioli che abbiamo proposto nel nostro ristorante CalaLaPasta in Viale C. Battisti 42, a Recanati (MC).

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La storia dei cappelletti ../la-storia-dei-cappelletti/index.html Wed, 25 Jan 2017 08:04:55 +0000 http://dandreagiovanni.it/ademo/?p=126 I cappelletti, che vengono spesso confusi con i tortellini, sono un prodotto tipico delle Marche e dell’Emilia Romagna. A differenza dei tortellini, i cappelletti rimangono più chiusi ricordando, appunto, la forma di un cappello. La ricetta tipica prevede diversi tipi di ripieni tra le due regioni: Nelle Marche i cappelletti sono preparati da sempre nelle case e vengono fatti in Continue Reading

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I cappelletti, che vengono spesso confusi con i tortellini, sono un prodotto tipico delle Marche e dell’Emilia Romagna. A differenza dei tortellini, i cappelletti rimangono più chiusi ricordando, appunto, la forma di un cappello.

La ricetta tipica prevede diversi tipi di ripieni tra le due regioni:

  • Nelle Marche i cappelletti sono preparati da sempre nelle case e vengono fatti in brodo. Il ripieno è composto da formaggio e carne mista, tra cui vitello, tacchino e maiale.
  • In Emilia Romagna il ripieno prevede un “compenso”, cioè un misto di formaggio (ricotta e altro, per esempio il parmigiano) e petto di cappone. Ne parla anche Pellegrino Artusi, che è originario della zona di Forlì nel suo libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” descrivendo la ricetta con il ripieno di ricotta e il petto di cappone o il maiale. Poco più a Nord, esattamente nella zona di Faenza, invece, non è prevista la carne nel ripieno, ma solo i formaggi.

Tradizione vuole che i cappelletti siano mangiati in brodo, soprattutto a Natale (una volta, nelle case, venivano preparati l’8 dicembre, per poi congelarli e cuocerli il giorno di Natale), ma ultimamente vengono gustati anche asciutti con il ragù di carne o altro condimento.

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Storia delle tagliatelle ../storia-delle-tagliatelle/index.html Wed, 25 Jan 2017 07:53:07 +0000 http://dandreagiovanni.it/ademo/?p=117 Ciao a tutti!! Oggi parleremo delle tagliatelle, un piatto tipico di Bologna, ma famoso in Italia e amato dalla maggior parte delle persone. La loro forma fa prendere alle tagliatelle la nomina di “pasta lunga. Il termine “tagliatella” deriva da “tagliare” in quanto vengono, appunto, tagliate dalla sfoglia (spesso arrotolata, ma a volte anche intera). Su come siano nate le Continue Reading

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Ciao a tutti!! Oggi parleremo delle tagliatelle, un piatto tipico di Bologna, ma famoso in Italia e amato dalla maggior parte delle persone. La loro forma fa prendere alle tagliatelle la nomina di “pasta lunga.

Il termine “tagliatella” deriva da “tagliare” in quanto vengono, appunto, tagliate dalla sfoglia (spesso arrotolata, ma a volte anche intera).

Su come siano nate le tagliatelle, non c’è niente di scritto, però troviamo una storia simpatica raccontata da Augusto Majani nel 1487. La protagonista è Lucrezia Borgia, una nobildonna, che si trovava a Bologna per sposare il duca Alfonso D’Este e quindi Giovanni II Bentivoglio, signore della città, chiese al cuoco Zefirano di preparare una cena per un’occasione importante. Quest’ultimo, pensando ai lunghi capelli biondi di Lucrezia Borgia, creò le tagliatelle, che presentò insieme agli altri cibi al banchetto.

La ricetta originale delle tagliatelle è stata depositata nel 1972 alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna. Nella Camera di Commercio, invece, si può trovare un campione in oro della tagliatella.

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Storia del tortellino ../storia-del-tortellino/index.html Wed, 25 Jan 2017 07:42:01 +0000 http://dandreagiovanni.it/ademo/?p=107 Vorremmo iniziare questo blog parlando del tortellino, prodotto tipico dell’Emilia Romagna, ma ormai conosciuto in tutta Italia. Il suo nome viene dal diminutivo di “tortello”, derivante a sua volta dall’italiano “torta”. Nelle Marche in particolare, i tortellini sono arrivati nel dopoguerra. Per chi non lo conoscesse, il tortellino è un tipo di pasta ripiena di carne che ricorda un ombelico. Continue Reading

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Vorremmo iniziare questo blog parlando del tortellino, prodotto tipico dell’Emilia Romagna, ma ormai conosciuto in tutta Italia. Il suo nome viene dal diminutivo di “tortello”, derivante a sua volta dall’italiano “torta”. Nelle Marche in particolare, i tortellini sono arrivati nel dopoguerra.

Per chi non lo conoscesse, il tortellino è un tipo di pasta ripiena di carne che ricorda un ombelico.
La leggenda ci porta infatti in una locanda a Castelfranco Emilia, dove una nobildonna era ospite di una locanda. Il proprietario sbirciò la sua ospite dal buco della serratura e, vedendo il suo ombelico, decise di riprodurlo. È proprio in questo paese, che si trova tra Bologna e Modena (due città che si contendono la “paternità” di questo prodotto), che oggi possiamo trovare il monumento al tortellino.

C’è anche una leggenda, simile alla precedente, che vede protagonisti Venere, Bacco e Marte, i quali alloggiarono in una locanda. Il mattino dopo, il proprietario di questa locanda vide Venere che dormiva ancora e rimase talmente colpito dalle sue forme, che volle riprodurne l’ombelico in cucina (per questo motivo, infatti, il tortellino è chiamato anche “Ombelico di Venere”. Di questo parla Giuseppe Ceri che, ispirato da un poemetto di Tassoni, scrive:

“Venere bella serenò le ciglia;

Poi con gran meraviglia
Dell’oste lì presente
Come se fosse sola,
Le candide lenzuola
Spinse in mezzo alla stanza,
Le belle gambe stese,
Dall’ampio letto scese
Con un salto sì poco misurato
Che sollevandosi la camicia bianca,
Poco più su dell’anca,
Onde l’oste felice
(Lo dico o non lo dico?)
Di Venere mirò il divin bellico!

…

D’imitar quel bellico con la pasta
Gli balenò nel capo;
Ond’egli qual modesto cappuccino,
Fatto alla Diva un riverente inchino
In cucina discese;
E da una sfoglia fresca
Che la vecchia fantesca
Stava stendendo sovra d’un tagliere,
Un piccolo e ritondo pezzo tolse,
Che poi sul dito avvolse
In mille e mille forme
Tentando d’imitare
Quel bellico divino e singolare.

E l’oste ch’era guercio e bolognese,
Imitando di Venere il bellico
L’arte di fare il tortellino apprese!”

 

La storia vera è invece un’altra: secondo lo storico Cervellati, a Bologna i tortellini si mangiavano già nel XII secolo, ma non è stato trovato nulla che lo verifichi. Una testimonianza, invece è quella del diario del Senato di Bologna, dove è scritto che nel 1500 fu servita una “minestra de torteleti” ad alcuni Tribuni della Plebe. A porre l’attenzione su questo tipo di pasta, però, fu Vincenzo Tanara nel 1664 quando, nel suo libro “L’economia del cittadino in villa”, parla dei tortellini cotti nel burro.

Anche Valéry Pasquin, nel 1842, parla del tortellino e di un ripieno meno raffinato di quello moderno, fatto cioè di tuorli d’uovo, parmigiano e grasso di bue macinato, ma furono i fratelli Bartagni a far conoscere questa pasta nel mondo, nel 1904, grazie a una fiera a Los Angeles.

Amante dei tortellini era anche Giacomo Leopardi, nostro conterraneo, il quale aveva preparato al cuoco una lista con le sue preferenze e al primo posto troviamo proprio i “tortellini di magro”.

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